Dr. Salvatore Ercolano Biologo Nutrizionista STUDIO DI ALIMENTAZIONE E NUTRIZIONE UMANA
Dr. Salvatore Ercolano                          Biologo Nutrizionista STUDIO DI ALIMENTAZIONE E NUTRIZIONE UMANA

Alimentazione in condizioni patologiche accertate

LA CELIACHIA o INTOLLERANZA AL GLUTINE

La celiachia è un'intolleranza permanente alla GLIADINA, una componente proteica del glutine.
Si tratta di una patologia molto diffusa, più frequente nelle donne rispetto agli uomini con più di 200.000 casi in Italia.
Il GLUTINE è un complesso presente in: frumento, segale, orzo e farro. La reazione del nostro organismo al glutine è una risposta immunitaria cellulo-mediata. 
La celiachia, quindi, si può definire una patologia infiammatoria cronica che insorge tutte le volte in cui le cellule del sistema immunitario vengono a contatto con la gliadina anche in piccole tracce.
Le conseguenze sono: alterazione della mucosa intestinale quindi malassorbimento e alterata digestione.
La patologia si manifesta con la produzione di autoanticorpi con azione contro l'enzima TRANSGLUTAMINASI TISSUTALE, un enzima del tessuto connettivo coinvolto nella riparazione della parete dello stomaco. La gliadina non digerita è in grado di attraversare l'enterocita (cellula dell'intestino), attivando ulteriori cellule del sistema immunitario: i linfociti T helper che rilasciano la citochina IL4 implicata nell'attivazione dei linfociti B in plasmacellule.
Le plasmacellule producono:
- autoanticorpi specifici ANTIGLIADINA, ANTIENDOMISIO (membrana connettivale tra i fasci muscolari)
- attivano la citochina TNF-a, capace di indurre l'apoptosi (morte programmata degli enterociti), quindi atrofia della mucosa e appiattimento dei villi intestinali.
Inoltre, i macrofagi producono radicali liberi che amplificano il danno.

 

In caso di diagnosi accertata di celiachia, l'alimentazione deve essere rigorosamente priva di glutine


- ELIMINARE: orzo, farro, Kamut, cous cous, salsa di soia, pasta, pane, grissini, crusca, birra, whisky e vodka


- PREFERIRE: farina di riso, pasta di riso, farina di grano saraceno, fecola di patate, farina di ceci e altri legumi, alimenti con in etichetta la spiga di grano sbarrata

L' OSTEOPOROSI:
si tratta di una patologia caratterizzata dalla diminuzione della massa ossea con deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo.
Sono maggiormente colpiti gli individui di sesso femminile (23% dei casi nelle donne in età superiore ai 40 anni).
La prevenzione gioca un ruolo ancora più essenziale rispetto alla cura, questo ci lascia presagire sull'importanza dell'alimentazione per tale patologia.

L'osteoporosi si può classificare in:
- OSTEOPOROSI PRIMITIVA: insorge in età senile o in menopausa
- OSTEOPOROSI SECONDARIA: causata dalla presenza di altre patologie endocrine come ad esempio un eccessivo rilascio di paratormone in patologie del sistema gastrointestinale o del tessuto connettivo oppure per l'assunzione di farmaci che possono favorire la mobilitazione del calcio dal tessuto osseo.

L'obiettivo è quello di mirare tramite uno stile di vita basato su una corretta alimentazione e un'adeguata attività fisica all' acquisizione e al mantenimento della maggior massa ossea possibile.

Nei paesi Occidentali si è registrato il cosiddetto "paradosso del calcio", ossia anche se in questi paesi l'alimentazione è ricca di alimenti contenenti calcio, si ha una maggior esposizione all'osteoporosi rispetto ai paesi Orientali o Africani. Questo perché nei paesi Occidentali lo stile di vita è più sedentario e si predilige l'utilizzo di alimenti ricchi di amminoacidi solforati (carni rosse) che promuovono abbassamento del pH sanguigno ritardando l'assorbimento del calcio a livello intestinale e quindi creando problemi al tessuto osseo.

Il calcio è il fattore più importante per favorire l'accrescimento osseo però l'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non superare i 500mg come assunzione giornaliera poiché un accesso di calcio non ha alcun beneficio, rallentandone maggiormente l'assorbimento.

Vitamina D, vitamina C, vitamina K, omega 3, zinco, magnesio, potassio e il controllo del peso corporeo giocano un ruolo rilevante sulla prevenzione di tale patologia.

Iscritto all'Ordine Nazionale dei Biologi N. 67933  Sez. A 

 

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